La fiera mercantile

Dal 1000 al 1750

Fra i vari elementi scenografici dell’allestimento della Sala della Fiera, dominano un controsoffitto, che rappresenta un enorme e coloratissimo tendone da circo, e, sulla controparete di fondo, una gigantografia della Fiera dell’Impruneta, Firenze, famosa opera di Jacques Callot del 1620, simbolo nel Museo di tutte le fiere mercantili preindustriali che animarono le piazze a partire dall’XI secolo per ben settecento anni, fino a quando la Rivoluzione industriale cambiò il modo di lavorare e anche di divertirsi della gente.

Qui una guida gentile ed accogliente vi racconta che dopo il Mille, cessate le invasioni barbariche, in un clima di risveglio economico, il grande commercio ritrovò vitalità: i mercanti popolarono i sagrati delle chiese con le loro più svariate merci, in occasione delle feste religiose dedicate al Santo Patrono. Ogni centro urbano aveva la sua festa, quindi la sua feria (da cui appunto il termine Fiera), dove giungevano folle di pellegrini per venerare prestigiose reliquie e per chiedere miracoli. Qui si esibivano tanti girovaghi, che, in seguito alle continue crisi economiche, cercavano nelle fiere un pubblico per offrire giochi e spettacoli, ricorrendo ad una girandola di invenzioni per “sbarcare il lunario” e sopravvivere.
Jacques Callot in questa sua opera inserì ben 1500 figure, ma chi sono? Di fronte ai popolani che si aggirano incantati dalla spettacolarità delle merci esposte, ecco le esibizioni degli estrosi imbonitori vocianti, dei ciarlatani guaritori e cavadenti, di teatranti, giocolieri, acrobati, cantastorie, fachiri, maghi e indovini; in tanto frastuono c’è chi legge il futuro sulla linea della mano, nelle carte, nelle stelle, chi spaccia elisir o unguenti e chi vende reliquie miracolose o immagini di santi: insomma è un mondo di varia umanità, al quale solo di recente gli studiosi hanno cominciato a prestare attenzione.

Un altro scorcio della Sala della Fiera che presenta a parete e in monitor diverse storie relative alla Commedia dell’Arte o Teatro delle maschere, al Teatro dei burattini e delle marionette e ai più curiosi personaggi delle fiere. Eccone alcuni.

Il giocoliere

Il giocoliere si esibiva in pubblici spettacoli di piazza nei giochi di destrezza fisica,
di equilibrismo e manipolazione. A lato un suonatore di organetto e sullo sfondo
un piccolo padiglione per le proiezioni della lanterna magica.

I ciarlatani

Con il classico serpente sul braccio, simbolo della scienza medica che si vantavano di rappresentare.

I ciarlatani, soprattutto nel ‘400 e ‘500, erano i veri re della piazza e i maestri della sottile arte dell’inganno. Dopo roboanti imbonimenti che suscitavano tra la folla deliranti entusiasmi, spacciavano
farmaci miracolosi che guarivano tutti i mali del mondo.
Erano spesso poveri diavoli erranti che con grande abilità si fingevano erboristi, medici, alchimisti, prestigiatori e facevano perfino i cavadenti per racimolare di che vivere.

Imbonitore del mercato e cantastorie

Su tutti i personaggi, che animavano la Fiera medievale, primeggiavano gli imbonitori del mercato, venditori di merci e di parole, autentici showmen. Dotati di parlantina e mimica formidabili, di grande forza di persuasione, sapevano far comperare alla gente quello che volevano o farla entrare dove volevano. Dotati di fantasia senza limiti, per vincere la concorrenza e trattenere il pubblico inventavano gags, sketchs, brevi pantomime e spesso improvvisavano lazzi e battute esilaranti. Furono loro i primi a far spettacolo e ad inserire nelle fiere l’elemento divertimento in funzione commerciale. Mezzo pubblicitario allora era solo la parola.

Attori della Commedia dell’Arte o Teatro delle maschere

Nel ‘500, in epoca rinascimentale, si formarono sulla piazza gruppi di attori, compagnie organizzate, che si spostavano su carri con gli abiti e gli oggetti di scena assieme al bagaglio necessario per la vita quotidiana e recitavano, inizialmente, su rozzi palchi di legno sulle piazze di tante città italiane ed europee. Indossavano maschere per caratterizzare i personaggi. Erano veramente straordinari: sapevano essere attori, mimi, cantanti, suonatori, acrobati che raccontavano vicende della vita quotidiana dell’epoca. Brighella, Arlecchino, Pantalone, il dott. Balanzone erano caricature di personaggi del tempo. Era un teatro di satira popolare contro i potenti, di poveri contro i ricchi, un teatro che compiaceva il popolo, ma era spesso osteggiato dalle autorità per evidenti motivi.
Dopo tre secoli di successi, la Commedia dell’Arte vide la sua decadenza alla fine del ‘700 con la Riforma del teatro di Carlo Goldoni, interprete degli ideali della nuova classe borghese emergente.

Il casotto dei burattini in una piazza di Roma

Il teatro dei burattini e quello delle marionette, nati nel ‘600, per 400 anni hanno avuto la funzione che ha la televisione oggi: offrivano informazione, spettacolo e divertimento. Nell’800 in Italia si esibivano più di 700 compagnie di burattini. Solo quando il cinema e la televisione toglieranno loro il pubblico, i burattini e le marionette saranno costretti a rivolgersi ai bambini con idonei repertori per sopravvivere. Eppure Il Teatro dei Burattini e delle Marionette costituisce oggi un grande patrimonio culturale italiano che merita di essere riscoperto e recuperato. Il Museo ne racconta la storia ai suoi visitatori attraverso piacevoli racconti in Power Point in monitor, collocati a parete, o su grandi schermi.

Pantalone e Arlecchino

Come altri personaggi della Commedia dell’Arte, dopo la crisi sopravvissero a lungo solo come maschere nei carnevali. Oggi appartengono alla storia di un’epoca

Il Museo ha ricostruito la storia di tutti questi personaggi eclettici, che, dalla loro condizione di buffoni di Corte dei castelli medievali, erano emigrati nelle piazze delle fiere offrendo spettacoli per procurarsi da vivere. Gli spettacoli, nati nella Fiera, dal grande contenitore di svariata umanità, dalla Commedia dell’Arte al Teatro dei burattini e delle marionette, sono specchio della realtà socio-culturale dell’epoca. Erano spettacoli che non si limitavano a portare il divertimento nelle piazze, ma svolgevano un’importante funzione culturale, sviluppando temi che rispecchiavano i problemi del popolo: la giustizia, la pace, la felicità, la salute.

Il trapezio volante nel più grande spettacolo del mondo:

Il Circo, protagonista fra le attrazioni della Fiera preindustriale.

La nascita del Circo equestre racchiude in sé tanti elementi avventurosi e favolistici che può essere raccontata in uno stile fiabesco. C’era una volta, verso la fine del XVIII secolo, un ragazzo inglese di nome Philip Astley, che a 17 anni si arruolò a Londra in un reggimento di cavalleria reale di Sua Maestà Britannica con il compito di addestrare i cavalli. Le sue esibizioni militari suscitarono subito l’ammirazione dei suoi commilitoni e gli crearono la fama di cavallerizzo di grande abilità. Partecipò anche alla Guerra dei Sette Anni coprendosi di gloria, ma un giorno il destino volle che incontrasse la bella cavallerizza, di cui si innamorò perdutamente. Lasciò l’esercito, sposò la bella cavallerizza, figlia di un volteggiatore, ed entrò così felice a far parte del mondo degli acrobati, da cui era rimasto affascinato.

Philip Astley crea a Londra nel 1777 una “Scuola di Equitazione”, preludio del Circo

Questa è l’arena interna della Scuola di Equitazione di Philip Astley a Londra ed è considerata il primo luogo circense moderno, dotato di tribune per il pubblico e considerato culla della pista del futuro circo equestre. Al centro della pista si nota una barriera per il salto degli ostacoli. Londra 31 luglio 1777.
Astley aveva notato, fin dalle sue prime esibizioni militari, che riusciva a reggersi meglio in piedi sul cavallo, quando questo galoppava lungo una traiettoria circolare; quindi per i suoi spettacoli utilizzò un’arena a forma di cerchio, dando vita così alla prima pista del Circo.
(Incisione di W. Capon, Cambridge, collez. H.R.Beard in “Enciclopedia dello Spettacolo”, vol. I°, UNEDI, Roma, 1954.

L’Anfiteatro delle Arti di Astley (1794), fisso, non mobile

Dopo la Scuola di Equitazione, Astley, fondò a Londra il primo Anfiteatro con cavalli e artisti nomadi della piazza. Nacque così, nel 1794, lo spettacolo che più tardi prenderà il nome di Circo.
Fu Astley il primo direttore di circo che concepì la possibilità di uno spettacolo nuovo che aveva come attrattiva base il cavallo, attorno al quale faceva ruotare i saltimbanchi della Fiera: comici, acrobati, funamboli, teatranti, ciarlatani, cani e scimmie ammaestrate e affascinanti pantomime circensi.
Alla fine del ‘700, infatti, questi artisti ambulanti, sottoposti ad una nuova e severa disciplina, dalle piazze delle Fiere entrarono nel Circo arricchendolo con le loro esibizioni.
(Incisione di Pugin e Rowlandson – Cambridge, collez. H.R.Beard in Enciclopedia dello Spettacolo, vol. III°, UNEDI, Roma, 1954)

Gli storici ricordano che quando Astley scendeva in pista, indossando l’uniforme del suo reggimento e montando Gibraltar, il suo cavallo di guerra, destava gli entusiasmi della folla e delle più calde ammiratrici: bell’uomo ed elegante, ballerino d’eccezione. Presentava lui stesso in uniforme militare gli spettacoli, nei quali erano impegnate ben 150 persone.
Il cavallerizzo acrobata fu per lungo tempo la spina dorsale del circo: “caricava” come un guerriero e volteggiava, sparava al galoppo, passava da un cavallo all’altro, montava su un cavallo che cadeva come morto a un colpo di fucile, o su un altro che si sedeva come un cane e altro ancora, ancora, ancora.

Finalmente il tendone rende il Circo viaggiante

Verso il 1850

I grandi tendoni sostenuti da antenne centrali, che identificano oggi il Circo, arrivarono verso il 1850, quando un farmacista, Gilbert Spaulding, datosi alla vita del Circo, inventò in America il tendone che aumentò la capienza dei padiglioni fino a comprendere 10.000 spettatori e consentì la mobilità del Circo stesso, che divenne itinerante e il più grande spettacolo del mondo.
Con il tempo il Circo, regno del cavallo, di cavallerizzi e di clowns, si è radicalmente trasformato seguendo le necessità del mercato, fino a giungere ad un periodo di aperta crisi, da cui si spera possa uscire rinnovato e sorprendente come lo è stato ancora.

Il tendone del controsoffitto nella Sala della Fiera non ha una funzione solo decorativa, ma assume un preciso significato simbolico: tutti gli artisti ambulanti della Fiera di quell’epoca, presentati nella Sala, facevano spettacolo utilizzando le sole risorse umane, i propri virtuosismi e cioè la parola e le abilità fisiche, non disponendo ancora di alcun congegno meccanico.

Nel Settecento, la Rivoluzione industriale comincerà ad introdurre nelle piazze meccanismi per il divertimento, fra cui i primi giochi delle giostre. Gli artisti ambulanti della Fiera, per continuare a esibire le loro abilità, troveranno accoglienza solo nel Circo della tradizione. Il tendone circense, quindi, rappresenta simbolicamente il grande abbraccio del Circo verso tutti gli artisti della Fiera, che troveranno lì il loro punto d’arrivo e il luogo di destinazione, quando protagonista della piazza diventerà la macchina e non sarà più l’uomo. (vedi “Parco divertimenti”)

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