Albino Protti

La storia dello spettacolo viaggiante di Bergantino è indubbiamente legata a due uomini, Umberto Bacchiega e Umberto Favalli, due meccanici di biciclette dotati di straordinarie capacità creative e di buone conoscenze di meccanica, acquisite in una Scuola di Arti e Mestieri. Ma c’è un terzo personaggio che, a partire dagli anni ’50, con i primi due forma una miscela esplosiva: Albino Protti.
Uscito dalla Scuola d’Arti e Mestieri, ad appena quattordici anni, andò a lavorare a Milano, in un’officina, per imparare bene il mestiere di meccanico. Tornato in paese, aprì una piccola officina per la riparazione di biciclette e moto, si formò una famiglia, ma l’attività, in verità, appariva ben poco remunerativa.

Lo scarso lavoro consentiva ad Albino di dedicarsi anche ai suoi hobbies di inventore: prima costruì una bicicletta dotata di una molla calibrata sotto la sella, che, sfruttando il peso del ciclista, dava una spinta ulteriore al velocipede, rendendo la pedalata meno faticosa. Poi costruì la Cicloruota, una bicicletta che girava dentro un grande cerchio molto spettacolare, ma dall’esito poco pratico: sono i primi passi del genio che comincia a rivelarsi.

Era un uomo pieno di idee e siccome in paese si parlava molto delle giostre di Bacchiega e Favalli, si mise a progettare qualcosa di innovativo. Amava il volo e il suo primo sogno fu di far volare le persone su una giostra di aeroplani.
Con grossi sacrifici economici nel 1938 realizzò la sua prima giostra ad aerei, enorme, a catene, dotata di movimenti che simulavano il decollo e l’atterraggio degli aerei tutti in legno: una novità assoluta nei parchi dei divertimenti. Costo 120.000 lire di allora.
Nel 1939 Albino cominciò a montare la sua giostra nelle fiere, ma di lì a poco, nel mese di giugno 1940, lo raggiunse alla Fiera di Padova la cartolina che lo obbligava a partire per la guerra appena dichiarata e le attrezzature furono in parte vendute per pagare i debiti contratti. La gioia, l’entusiasmo, le prospettive di un futuro migliore, tutto finiva lì: c’era in ballo un’altra giostra che avrebbe fatto girare il mondo intero in un tragico giro di morte. Albino fu subito spedito in Africa, dove fu fatto prigioniero dagli Americani e tradotto negli Stati Uniti.

Strano a dirsi, ma la guerra non fu solo una “disgrazia” per Protti. Perché? Come prigioniero di guerra, alla guerra non partecipò più.

“Mio padre Albino – raccontò la figlia Vanna – in America dovette andare anche nei campi a raccogliere il cotone con i negri e proprio qui ebbe occasione di vedere dei grossi autocarri con i ribaltabili, che da noi non esistevano nemmeno nei sogni. Questi camion erano dotati di enormi martinetti che sollevavano il cassone dei camion stessi per lo scarico delle merci trasportate. Mio padre da lì prese spunti e idee da utilizzare, una volta a casa, nell’ambito delle giostre”.

Nel 1945, finalmente arriva la pace e Protti ritorna a casa dagli Stati Uniti, si ritaglia una piccola officina in un fienile e costruisce giostrine per bambini per poter finanziare il suo grande progetto: costruire una nuova giostra aerei, grande in cui ogni singolo aereo possa avere un comando individuale indipendente dagli altri, capace di azionare una pompa idraulica per la salita e la discesa: per quei tempi sarebbe stata una novità incredibile. Ognuno, operando con la cloche, come in un vero aereo, avrebbe potuto alzarsi, abbassarsi, rimanere a mezza via. Il progetto era chiaro nella mente di Protti, ma i soldi?

“L’idea della giostra ad aerei continuava a macinare nella mente di mio padre – raccontò la figlia Vanna – Si, papà aveva capito che l’attività delle giostre funzionava bene e consentiva ad una famiglia di vivere tranquillamente. Siccome in America aveva visto i camion con i ribaltabili, pensò: se faccio una giostra con magari dieci pompe idrauliche che mi mandano su dieci aeroplanini, partendo da un centro, io faccio una giostra nuova, che non ha mai visto nessuno”.

E la giostra venne realizzata soprattutto utilizzando materiali bellici di recupero, come i serbatoi del combustibile degli aerei o le ralle dei carri armati. Incontrò anche inevitabili problemi tecnici, enormi da superare, soprattutto legati all’utilizzo, per economia, di pompe idrauliche nate per trattori agricoli. La giostra, infine, dopo il collaudo fu subito venduta e Protti tornò in officina felice di poterne costruire un’altra ancora più bella.

L’apparato idraulico della Giostra Aerei di Protti è formato da diverse pompe idrauliche collegate a bracci che hanno la funzione di sollevare e abbassare altrettanti piccoli aerei con movimenti indipendenti promossi dalle cloches, come negli aerei veri. Il ricordo delle pompe idrauliche degli autocarri americani era stato fecondo.

Se Bacchiega e Favalli possono considerarsi i pionieri per coloro che a Bergantino si sono dedicati all’attività di dirigente di spettacoli viaggianti, Protti è stato sicuramente il pioniere di coloro che si sono dedicati soprattutto all’attività di costruttori. Albino in officina costruiva giostre, mentre la moglie e le figlie le portavano nelle fiere che diventavano vetrine espositive per la vendita. Con il ricavato Protti, oltre a mantenere la famiglia, dava corpo ad un’altra giostra, che spesso era anche una giostra nuova.
Questa è una delle tante storie che il Museo di Bergantino racconta attraverso un ricco patrimonio documentario formato da oggetti d’antiquariato di cultura popolare, preziosi e rari strumenti musicali da Fiera dell’Ottocento, modellini di giostre antiche e moderne perfettamente funzionanti, manufatti artistici, stampe e dipinti, immagini e filmati in monitor o in videoproiezione, scenografie sorprendenti e coinvolgenti: il tutto lungo un affascinante percorso storico-antropologico, denominato “I luoghi dell’Altrove”, attraverso nove sale che presentano giochi e spettacoli di mille anni di storia popolare della Piazza (Vedi “Percorso museale”).

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